la gioiosa macchina da guerra


Carnival of Souls. by DuChamp
January 25, 2011, 11:34 pm
Filed under: weirdness

The person who introduced me to Henk Harvey´s “Carnival of souls”,  said to me that a real horror movie,  begins much after the screening, begins when you are alone, in your room, in silence, with the lights turn off. After watching “Carnival of Souls” I truly understood what he meant.  A horror film is often just meant to make you feel some thrill, makes you scream, at its best, and then it’s over. You enter in your car, drive home, get to bed as if nothing had happened. But there are some movies that starts again, once you’re alone in your room, that make you suspicious at the slightest noise. This undoubtedly means that a film is successful. “Carnival of Souls”, 1962, was meant to be just a drive in movie, shot in three weeks by an amateur filmmaker and with a  $ 30,000 of budget. “Carnival of souls” has also the privilege to be the first movie to show one of the most popular and scary movie monster ever (and the cheapest monster ever!)  the dead-undead, always hungry for flesh human: the zombie. Despite its cheapness, “Carnival of souls” became a small cult, and it is easy to find citations from it here and there in many films, to begin with, in Romero´s horror masterpiece, “The Night of the Living Dead”, even if Romero sociological and political theme was pretty unique, and not present in this “just entertaining” movie.
The plot is pretty simple: a group of friends have a car accident, their car falls from a bridge and they die (the same incident is reproduced identical in the opening scene of  Tim Burton´s “Beetlejuice” ). While the tow truck fished out the car, a woman (Candie Holigloss) comes out of the water, very battered but miraculously alive (the scene is repeated in a very similar way in a “Twin Peaks” episode, the Ronnette Pulanski coming). Mary, this is his name, is an organist: for reasons never explained, she take a trip to Salt Lake City, and  stops in front of an old abandoned carousel pavilion: the figure of a man dressed elegantly, but with signs of death in the face, looks at her insistence. In scene after Mary walk around in the city completely detached, cold, almost numb. The strange figure of the undead appear on the windows of her house, on the streets, on shop windows, as calling her. Mary,  in a sort of trance, enter in a church and play the organ, in the meantime, in the pavilion  the dead are awakened and begins a dance ended centuries ago, until the priest don´t make her stops, claim the music is sacrilegious. Mary then starts to be scary…why this people keep looking at her? Why her voice disappears? Why she feels constantly as she´s dreaming?
The staging, however simple, is really of strong impact, and incredibly charming in its interminable silences and suspensions, in the eternal dream in which the protagonist lives. The choice of  Saltaire Pavilion, a kind of industrial archeology piece of the last century, near Salt Lake City was really neat: the place itself would give shudders, the scene of the zombie dance is really beautiful, and I bet that Kubrick had it in his head, when he was filming “Shining”. And also, the undeads, suddenly appearing  in  “normal” contexts are also quite disturbing.
And now, turn off the light.


La persona che mi ha introdotto a “Carnival of Souls” di Henk Harvey, mi disse che un vero film horror, inizia molto dopo la proiezione, inizia quando sei solo, in camera, in silenzio, e hai spento le luci . Dopo aver visto “Carnival of Souls” ho davvero capito cosa voleva dire. Un film horror ha spesso il solo scopo di darti qualche brivido, farti urlare, al suo meglio, e poi è finita. Si entra in auto, si va verso casa, si va poi a letto come se nulla fosse accaduto. Ma ci sono alcuni film che iniziano ancora, una volta che sei solo nella tua stanza, che ti fanno sobbalzare al minimo rumore. Ciò significa indubbiamente che un film è riuscito. “Carnival of Souls”, del 1962, doveva essere solo un film da drive in, girato in tre settimane da un regista dilettante e con un budget di 30 mila dollari. “Carnival of Souls” ha anche il primato di essere il primo film a mostrare uno dei mostri film più popolari e spaventosi di sempre (nonchè il più a buon mercato!) il morto non morto, sempre affamato di carne umana: lo zombie. Nonostante la sua scarsa pretenziosità, “Carnival of Souls” è diventato un piccolo culto, ed è facile trovarne citazioni qua e là in molti film, per cominciare, nel capolavoro horror di Romero, “La notte dei morti viventi”, anche se in Romero l’intelligente lettura dello “zombie” in chiave sociologica e politica è stato piuttosto unica (e di rara intelligenza), e non presente in questo film “di puro intrattenimento”.
La trama è piuttosto semplice: un gruppo di amici ha un incidente: l’auto cade da un ponte e muoiono tutti (l’incidente stesso è riprodotto identico nella scena di apertura di “Beetlejuice”di Tim Burton). Mentre il carro attrezzi ripesca l’auto, una donna (Candie Holigloss) esce l’acqua, molto malconcia ma miracolosamente viva  (la scena è filmata in modo molto simile in un episodio di “Twin Peaks” , l’apparizione di Ronnette Pulanski). Mary, questo è il suo nome, è un organista: per ragioni mai spiegate, compie un viaggio a Salt Lake City, e si ferma davanti a un vecchio padiglione di giostre abbandonato: la figura di un uomo vestito elegantemente, ma con segni di morte in viso, la guarda insistenza. In scena dopo Mary passeggia in giro per la città completamente distaccata, fredda, quasi intorpidita. Strane figure di non morti appaiono alle finestre della sua casa, sulle strade, sulle vetrine dei negozi, come chiamandola.  Mary, in una sorta di trance, entra in una chiesa e suona l’organo, nel frattempo, nel padiglione i morti si risvegliano e iniziano una danza finita secoli fa (è forse troppo, ma ricorda da vicino la scena del ballo di gruppo su “Shining “), fino a che il sacerdote non la ferma, affermando che la musica è sacrilega. Mary poi inizia a far paura … perché queste persone continuano a guardarla? Perché sua voce scompare? Perché si sente costantemente come stesse sognando?
La messa in scena, per quanto semplice, è davvero di forte impatto, e incredibilmente affascinante nei suoi silenzi interminabili e sospensioni, nel sogno eterno in cui vive la protagonista. La scelta di Saltaire Pavilion, una specie di pezzo di archeologia industriale del secolo scorso, nei pressi di Salt Lake City è davvero felice: il luogo stesso darebbe brividi, la scena del ballo zombie è davvero bella, e scommetto che Kubrick ce l’aveva in testa, nelle riprese di “Shining”. E anche, i non morti, che improvvisamente appariono in contesti “normali” sono anche piuttosto disturbanti.
E ora, spegnere la luce.

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